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	<title>La Città della Memoria &#187; Alzheimer</title>
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	<description>Centro Diurno per Alzheimer e altre sememze</description>
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		<title>La Demenza: conoscere la malattia e saperla affrontare</title>
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		<pubDate>Thu, 20 Feb 2014 13:00:31 +0000</pubDate>
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				<category><![CDATA[Alzheimer]]></category>
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		<category><![CDATA[demenza]]></category>

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				<content:encoded><![CDATA[<div class="l-submain"><div class="l-submain-h g-html i-cf"><div class="g-cols"><div class="full-width">
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			<img width="800" height="420" src="http://www.cittadellamemoria.it/wp-content/uploads/2014/02/alzheimer-mao-big.jpg" class="attachment-full" alt="alzheimer-mao-big" />
		</div> 
	</div> 
	<div class="wpb_text_column ">
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			<p>La demenza è una malattia che si contraddistingue per il deterioramento della memoria e di almeno un’altra funzione cognitiva (linguaggio, attività motorie, la capacità a riconoscere gli oggetti e le persone, l’orientamento spazio-temporale, la capacità di ragionamento). Può avvenire una degenerazione anche dell’affettività e della emotività con la comparsa di depressione, ansia e angoscia e la comparsa di disturbi comportamentali quali aggressività, agitazione, reazioni paranoiche, apatia.<br />
Il deterioramento interferisce con le attività sociali, lavorative e di relazione del malato e provoca un declino delle sue capacità.<br />
La prevalenza della patologia, cioè il numero di persone che ne sono affette, è molto elevata nei soggetti con più di sessantacinque anni. Ma contrariamente al pensiero comune, la demenza non è una conseguenza inesorabile dell’invecchiamento.</p>
<p>Mai avuto una lampadina che di punto in bianco funziona solo a tratti?<br />
E&#8217; quello che accade nel cervello delle persone colpite da Demenza che attraverserà alcuni stadi prestabiliti anche se non sono chiaramente definiti e spesso si sovrappongono. Compiti che a noi sembrano semplici possono apparire difficili alle persone affette da questa malattia.
		</div> 
	</div> <div class="w-tabs layout_accordion with_icon type_toggle"><div class="w-tabs-h"><div class="w-tabs-section with_icon"><div class="w-tabs-section-title"><span class="w-tabs-section-title-icon fa fa-info"></span><span class="w-tabs-section-title-text">Le Diverse Forme di Demenza</span><span class="w-tabs-section-title-control"><i class="fa fa-angle-down"></i></span></div><div class="w-tabs-section-content"><div class="w-tabs-section-content-h">
	<div class="wpb_text_column ">
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			<p>Esistono diverse forme di demenza, la più frequente è la malattia di Alzheimer, che riguarda il 50% dei casi.</p>
<p>Si tratta di una malattia progressiva che prende il nome da Alois Alzheimer, il neuropsichiatra tedesco che nel 1906 descrisse per primo la malattia.</p>
<p>La seconda in ordine di frequenza è la demenza vascolare, dovuta all’arteriosclerosi cerebrale ed in particolare a lesioni cerebrali multiple provocate dall’interruzione del flusso di sangue (lesioni ischemiche). È importante sottolineare che questa forma di demenza può essere prevenuta attraverso un corretto controllo dei fattori di rischio, in particolare ipertensione arteriosa e diabete.</p>
<p>La maggior parte delle demenze è di tipo irreversibile. Queste si distinguono in forme primarie e secondarie. Le forme primarie sono di tipo degenerativo e includono la demenza di Alzheimer, quella Fronto-Temporale e quella a Corpi di Lewy. Fra le forme secondarie la più frequente è quella Vascolare. Le demenze irreversibili, a livello sintomatologico, sia nella fase iniziale sia parzialmente in quella intermedia, sono ben caratterizzate e distinguibili tra loro. Nella fase avanzata le differenze si assottigliano fino a scomparire del tutto.
		</div> 
	</div> </div></div></div><div class="w-tabs-section with_icon"><div class="w-tabs-section-title"><span class="w-tabs-section-title-icon fa fa-info"></span><span class="w-tabs-section-title-text">La Diagnosi</span><span class="w-tabs-section-title-control"><i class="fa fa-angle-down"></i></span></div><div class="w-tabs-section-content"><div class="w-tabs-section-content-h">
	<div class="wpb_text_column ">
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			<p>È di fondamentale importanza rivolgersi al medico quando si manifestano le prime avvisaglie di un deterioramento cognitivo; per avvistare i primi segni della malattia l’American Alzheimer Association nel 2005 ha pubblicato i 10 campanelli di allarme per la malattia di Alzheimer:</p>
<ol>
<li>la persona va spesso in confusione ed ha dei vuoti di memoria;</li>
<li>non riesce più a fare le cose di tutti i giorni;</li>
<li>fatica a trovare le parole giuste;</li>
<li>dà l’impressione di aver perso il senso dell’orientamento;</li>
<li>indossa un abito sopra l’altro come se non sapesse vestirsi;</li>
<li>ha grossi problemi con i soldi e con i calcoli;</li>
<li>ripone gli oggetti nei posti più strani;</li>
<li>ha improvvisi ed immotivati sbalzi di umore;</li>
<li>non ha più il carattere di un tempo;</li>
<li>ha sempre meno interessi e spirito di iniziativa.</li>
</ol>
<p>Chi si rende conto che sono suonati, per sé o per un parente, almeno quattro campanelli d’allarme, è bene che ne parli con il medico di famiglia. Questi, rilevato il peso dei sintomi e delle paure, potrà indirizzare ad un centro specialistico (Unità di Valutazione Alzheimer &#8211; UVA).</p>
<p>Il percorso diagnostico dell’UVA si basa su:</p>
<ul>
<li>colloquio con il presunto malato e con un familiare (anamnesi);</li>
<li>visita medica;</li>
<li>esami del sangue;</li>
<li>esami strumentali (TAC, Risonanza Magnetica-RM, Tomografia con emissione di positroni-PET);</li>
<li>Test neuropsicologici.</li>
</ul>
<p>Può succedere che al termine di questo iter il medico non sia ancora in grado di formulare una diagnosi precisa, ma che proponga di tornare dopo alcuni mesi per una rivalutazione. Ciò non deve creare ansie ed incomprensioni; può infatti succedere che la diagnosi di malattia si possa formulare solo paragonando i risultati a distanza di tempo. La malattia si presenta in modo differente nel corso degli anni e l’evoluzione può essere diversa da caso a caso; dura mediamente 7-12 anni, con ampia variabilità individuale (dai 2 ai 20 anni).
		</div> 
	</div> </div></div></div><div class="w-tabs-section with_icon"><div class="w-tabs-section-title"><span class="w-tabs-section-title-icon fa fa-info"></span><span class="w-tabs-section-title-text">Cosa Succede nel Cervello</span><span class="w-tabs-section-title-control"><i class="fa fa-angle-down"></i></span></div><div class="w-tabs-section-content"><div class="w-tabs-section-content-h">
	<div class="wpb_text_column ">
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			<p>La vera causa della malattia non è del tutto nota, nonostante ciò le conoscenze attuali ritengono che la malattia è dovuta ad una diffusa distruzione dei neuroni, causata principalmente dalla betaamiloide, una proteina che si deposita tra i neuroni e agisce come una specie di collante, formando delle placche anomale. La malattia è accompagnata da una forte diminuzione di acetilcolina nel cervello, sostanza necessaria per la memoria ma anche per le attività quotidiane e le relazioni sociali.
		</div> 
	</div> </div></div></div><div class="w-tabs-section with_icon"><div class="w-tabs-section-title"><span class="w-tabs-section-title-icon fa fa-info"></span><span class="w-tabs-section-title-text">I Sintomi</span><span class="w-tabs-section-title-control"><i class="fa fa-angle-down"></i></span></div><div class="w-tabs-section-content"><div class="w-tabs-section-content-h">
	<div class="wpb_text_column ">
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			<strong>1. LA PERDITA DELLA MEMORIA</strong></p>
<p>Il disturbo della memoria, nella demenza di Alzheimer, costituisce il primo sintomo della malattia a manifestarsi rispetto ad altri che coinvolgono il linguaggio o la capacità di ragionamento.</p>
<p>Dimenticarsi un nome, un impegno o una scadenza può essere normale ma se tale dimenticanza diventa frequente o un’ inspiegabile confusione mentale, bisogna prestare attenzione.</p>
<p>I malati di Alzheimer hanno problemi nella memoria a breve termine ma non quella a lungo termine: non hanno difficoltà a ricordare eventi del passato ma dimenticano cose successe cinque minuti prima.</p>
<p>Si ha una perdita anche della memoria procedurale, ossia quella di come si fanno le cose, di come si usano gli oggetti: questo rende difficili delle attività quotidiane come lavarsi, vestirsi, cucinare.</p>
<p>Il primo sintomo, quindi, è generalmente una lieve perdita della capacità di ricordare avvenimenti o fatti recenti, che progredisce gradualmente ed alla quale si associano ad alterazioni della personalità e deficit di altre funzioni cognitive (quelle che seguono).</p>
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<p><strong>2. DISORIENTAMENTO SPAZIO-TEMPORALE</strong></p>
<p>Questo sintomo è dovuto alla difficoltà che i pazienti con malattia di Alzheimer manifestano nel collocare gli oggetti nello spazio e nell’avere una visione unitaria di ciò che li circonda. Il malato di Alzheimer può perdere la strada di casa, non sapere dove si trova e come a fatto ad arrivare lì.</p>
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<p><strong>3. PROBLEMI DEL LINGUAGGIO (AFASIA)</strong></p>
<p>In alcuni casi la malattia si manifesta con una difficoltà nella denominazione degli oggetti oppure con un impoverimento del linguaggio ed il ricorso a frasi stereotipate. Il malato di Alzheimer può dimenticare parole semplici o sostituirle con altre improprie ( ad esempio “zuccotto” invece di “cappotto”), rendendo difficile la comprensione di quello che dice. La comprensione può risultare ancor più problematica se si accompagna a ecololalia, ossia la ripetizione involontaria di parole o frasi dette da altre persone.</p>
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						</span>
					</div>
<p><strong>4. DIFFICOLTA&#8217; DI MOVIMENTO (APRASSIA)</strong></p>
<p>Il malato può perdere la capacità di compiere atti volontari e finalizzati, pur essendo integra la funzione motoria, ossia può ad esempio non essere capace di accendere la televisione, aprire la porta o allacciarsi le scarpe.</p>
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						</span>
					</div>
<p><strong><strong>5. DIFFICOLT<strong>A&#8217;</strong></strong> DI RICONOSCIMENTO (AGNOSIA)</strong></p>
<p>si può manifestare una perdita della capacità di riconoscere gli oggetti e il loro uso: ad esempio il malato può usare il cucchiaio al posto della forchetta. Può venir meno anche la capacità di riconoscere le persone non a causa dei problemi di memoria ma della mancata elaborazione del cervello dell’identità di questa persona in base alle informazioni che la vista fornisce: ad esempio può non riconoscere un figlio, scambiandolo per un estraneo.</p>
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<p><strong><strong><strong>6. DIFFICOLT<strong>A&#8217;</strong></strong></strong> NEL PENSIERO ASTRATTO</strong></p>
<p>Il pensiero astratto, ossia la capacità di eseguire ragionamenti, risulta impoverito: per il malato riconoscere numeri o eseguire calcoli può diventare impossibile. La capacità di giudizio diminuisce spesso precocemente, cosicché il paziente manifesta un ridotto rendimento lavorativo e può essere incapace di affrontare e risolvere problemi anche semplici relativi ai rapporti interpersonali o  familiari. Il malato può ad esempio vestirsi in maniera inappropriata , indossando ad esempio due giacche in estate.</p>
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						</span>
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<p><strong>7. LA DEPRESSIONE</strong></p>
<p>Uno dei sintomi che più frequentemente accompagnano il disturbo della memoria è la depressione. Talvolta questa deriva dalla consapevolezza di non essere più all’altezza della situazione e di dover dipendere da altri nell’esecuzione di compiti o attività consuete.</p>
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						</span>
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<p><strong>8. I CAMBIAMENTI DI PERSONALIT<strong>A&#8217;</strong></strong></p>
<p>Sono comuni nei malati di Alzheimer cambiamenti di umore bruschi e frequenti: una persona educata, tranquilla, amichevole può trasformarsi in una persona al quanto aggressiva, irascibile, sospettosa o diffidente. Spesso, soprattutto negli anziani, compare apatia; il paziente perde interesse per l’ambiente e per gli altri, richiudendosi in se stesso.</p>
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<p><strong>9. I DISTURBI COMPORTAMENTALI</strong></p>
<p>Accanto alla depressione, altri sintomi possono accompagnarsi alla demenza. Fra i più frequenti troviamo l’agitazione, la paura di essere derubati, la sospettosità, i sentimenti d’abbandono, gli episodi di esplosione verbale, il pianto immotivato, l’incontinenza o la violenza. I disturbi del sonno rivestono grande importanza, anche perché determinano uno stress notevole nei familiari. Il paziente di notte è insonne e vaga per la casa o per l’ospedale; altre volte si sveglia in piena notte e ritiene sia ora di pranzare o di andare a fare una passeggiata.
		</div> 
	</div> </div></div></div></div></div></div></div><div class="g-cols"><div class="full-width">
	<div class="wpb_text_column ">
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		</div> 
	</div> <div class="w-tabs"><div class="w-tabs-h"><div class="w-tabs-list"><div class="w-tabs-item active"><span class="w-tabs-item-icon"></span><span class="w-tabs-item-title">Fase Iniziale</span></div><div class="w-tabs-item"><span class="w-tabs-item-icon"></span><span class="w-tabs-item-title">Fase Intermedia</span></div><div class="w-tabs-item"><span class="w-tabs-item-icon"></span><span class="w-tabs-item-title">Fase Avanzata</span></div></div><div class="w-tabs-section active"><div class="w-tabs-section-title"><span class="w-tabs-section-title-icon"></span><span class="w-tabs-section-title-text">Fase Iniziale</span><span class="w-tabs-section-title-control"><i class="fa fa-angle-down"></i></span></div><div class="w-tabs-section-content"><div class="w-tabs-section-content-h">
	<div class="wpb_text_column ">
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			<p>Si assiste al deterioramento della funzioni relazionali più complesse nelle quali è maggiore la competenza cognitiva (sono le cosiddette funzioni strumentali) quali gestire le finanze, utilizzare i mezzi di trasporto e di comunicazione, gestire la casa ed i farmaci. In questa fase il paziente può essere ignaro ed inconsapevole dei propri disturbi; sono i familiari che notano per primi un comportamento “strano”. I sintomi iniziali dell’Alzheimer sono spesso attribuiti all’invecchiamento, allo stress oppure a depressione. L’anziano può presentare modificazioni del carattere, essere meno interessato ai propri hobby o al proprio lavoro, oppure essere ripetitivo. Talvolta l’inizio della malattia è contrassegnato dalla sospettosità nei confronti di altre persone, accusate di sottrarre oggetti o cose che il malato non sa trovare. Altre volte ancora la malattia può iniziare in seguito ad un trauma automobilistico, oppure manifestarsi durante un ricovero ospedaliero o nei giorni che seguono un intervento chirurgico. Spesso i familiari tendono ad attribuire ad un evento, un trauma o un intervento chirurgico, la causa della malattia. In realtà queste evenienze costituiscono, nel caso della malattia di Alzheimer, eventi stressanti che rendono evidente e manifesta una malattia cerebrale già presente.</p>
<p>Nella grande maggioranza dei casi, solo a distanza di 1-2 anni dall’esordio della malattia il disturbo della memoria è tale che i familiari ricorrono all’aiuto di uno specialista.
		</div> 
	</div> </div></div></div><div class="w-tabs-section"><div class="w-tabs-section-title"><span class="w-tabs-section-title-icon"></span><span class="w-tabs-section-title-text">Fase Intermedia</span><span class="w-tabs-section-title-control"><i class="fa fa-angle-down"></i></span></div><div class="w-tabs-section-content"><div class="w-tabs-section-content-h">
	<div class="wpb_text_column ">
		<div class="wpb_wrapper">
			<p>Il malato diventa incapace di apprendere nuove informazioni, spesso si perde, anche in ambienti a lui familiari.</p>
<p>La memoria remota (a lungo termine) è compromessa, ma non totalmente persa. Il malato può richiedere assistenza nelle attività di base della vita quotidiana (quali lavarsi, vestirsi, alimentarsi, ecc.); generalmente è in grado di deambulare (a rischio di cadute), ed alimentarsi autonomamente. Il comportamento diviene ulteriormente compromesso; abitualmente è presente un completo disorientamento spazio-temporale.
		</div> 
	</div> </div></div></div><div class="w-tabs-section"><div class="w-tabs-section-title"><span class="w-tabs-section-title-icon"></span><span class="w-tabs-section-title-text">Fase Avanzata</span><span class="w-tabs-section-title-control"><i class="fa fa-angle-down"></i></span></div><div class="w-tabs-section-content"><div class="w-tabs-section-content-h">
	<div class="wpb_text_column ">
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			<p>Nelle fasi avanzate della malattia di Alzheimer il malato è incapace di camminare e di svolgere qualsiasi attività della vita quotidiana. La memoria, sia recente che remota, è totalmente persa ed il paziente può divenire muto ed incapace di deambulare. Si manifesta difficoltà nella deglutizione e può essere necessario alimentare il paziente artificialmente; diviene incontinente. Il rischio di complicanze, quali malnutrizione, disidratazione, malattie infettive (polmoniti soprattutto), piaghe da decubito diviene elevato, compromettendo ulteriormente</p>
<p>lo stato funzionale e possono risultare fatali al paziente. La malattia può avere un decorso variabile e sono state descritte sopravvivenze dai 2 ai 20 anni, con una media di circa 10-12 anni.
		</div> 
	</div> </div></div></div></div></div></div></div>
</div></div>]]></content:encoded>
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		<title>Consigli pratici per chi assiste i familiari</title>
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		<pubDate>Thu, 20 Feb 2014 11:51:28 +0000</pubDate>
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		</div> 
	</div> 
	<div class="wpb_text_column ">
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			<p>Nell’assistenza ad una persona affetta da demenza ci sono alcune indicazioni relative al come comportarsi nei vari momenti della giornata per affrontare le diverse difficoltà che si presentano in ogni attività (alimentazione, vestizione e igiene, sonno, uscite, ecc…)cercando di mantenere un clima sereno e di accoglienza delle varie manifestazioni comportamentali.</p>
<p>È molto importante ricordarsi di alcune cose fondamentali:</p>
<p>Non forzare mai la persona: di solito se il malato si rifiuta di fare qualcosa ci sono dei motivi, oppure non è arrivato ancora il momento, a volte basta aspettare cinque minuti,riproporre l’attività e la persona acconsente volentieri.</p>
<p>Cercare sempre di coinvolgerlo nelle attività con consegne chiare e semplici, attraverso esempi come:</p>
<p>“Riordiniamo il tavolo?”, “Aiutami a mettere le posate in questo cassetto (aprendo il cassetto e mettendo per primi gli oggetti)”.</p>
<p>Anche se sembra capire e ascoltare tutto ciò che si dice, la persona affetta da demenza trattiene in memoria molto poco del contenuto di un discorso fatto perciò è utile formulare frasi corte con pochi passaggi.</p>
<p>La malattia si manifesta in modi diversi; spesso succede che, il malato, nello stesso giorno, alterni momenti di “ lucidità” a momenti di confusione. La percezione è quella che ci stia prendendo in giro.</p>
<p>Nel limite del possibile mantenere un ordine e una cadenza del ritmo quotidiano.</p>
<p>Lasciare fare al malato le cose che è ancora in grado di svolgere: Mantenere una certa autonomia offre un buon stimolo e un buon segnale che aiuta molto la ormai fragile sicurezza in sé stesso. Inoltre, in questo modo, si posticipa la comparsa di alcuni bisogni di dipendenza nel compiere gli atti di vita quotidiana.</p>
<p>Di seguito si elencano alcune situazioni di vita quotidiana in cui si presentano più frequentemente difficoltà di gestione ed alcuni possibili consigli su come fare:
		</div> 
	</div> <div class="w-tabs layout_accordion with_icon type_toggle"><div class="w-tabs-h"><div class="w-tabs-section with_icon"><div class="w-tabs-section-title"><span class="w-tabs-section-title-icon fa fa-info"></span><span class="w-tabs-section-title-text">Come affrontare la perdita di memoria</span><span class="w-tabs-section-title-control"><i class="fa fa-angle-down"></i></span></div><div class="w-tabs-section-content"><div class="w-tabs-section-content-h">
	<div class="wpb_text_column ">
		<div class="wpb_wrapper">
			
<ul>
<li>Cercare di mantenere un atteggiamento positivo e rassicurante: il malato si sente arrabbiato frustato e in imbarazzo perché dimentica ad esempio dove siano le posate, qualcuno può aiutarlo a ricordare;</li>
<li>Evitare di sottolineare gli errori e i problemi: se il malato usa un termine improprio perché non riesce a ricordare quello giusto e siamo riusciti a capire ciò che intendeva dire la correzione non è necessaria;</li>
<li>Ricordargli ogni tanto le cose, utilizzando biglietti o promemoria.</li>
</ul>

		</div> 
	</div> </div></div></div><div class="w-tabs-section with_icon"><div class="w-tabs-section-title"><span class="w-tabs-section-title-icon fa fa-info"></span><span class="w-tabs-section-title-text">Come comunicare con il malato di demenza</span><span class="w-tabs-section-title-control"><i class="fa fa-angle-down"></i></span></div><div class="w-tabs-section-content"><div class="w-tabs-section-content-h">
	<div class="wpb_text_column ">
		<div class="wpb_wrapper">
			
<ul>
<li>Stargli molto vicino</li>
<li>Chiamarlo spesso con il suo nome</li>
<li>Toccare il suo corpo delicatamente</li>
<li>Mettersi di fronte a lui e alla stessa altezza</li>
<li>Stabilire un contatto con lo sguardo</li>
<li>Parlargli con chiarezza e molto lentamente</li>
<li>Usare parole e frasi molto brevi, semplici e concrete</li>
<li>Accompagnare il linguaggio verbale con una gestualità coerente</li>
<li>Dargli un messaggio alla volta</li>
<li>Usare frasi affermative</li>
</ul>

		</div> 
	</div> </div></div></div><div class="w-tabs-section with_icon"><div class="w-tabs-section-title"><span class="w-tabs-section-title-icon fa fa-info"></span><span class="w-tabs-section-title-text">Come affrontare il disorientamento (tempo e spazio)</span><span class="w-tabs-section-title-control"><i class="fa fa-angle-down"></i></span></div><div class="w-tabs-section-content"><div class="w-tabs-section-content-h">
	<div class="wpb_text_column ">
		<div class="wpb_wrapper">
			
<ul>
<li>Dare sicurezza e Creare una routine: il malato si sente più sicuro se gli spieghiamo che non c’è niente di cui preoccuparsi. Si può ridurre l’ansia con una routine regolare, in modo tale che la giornata non sembri un succedersi di eventi imprevisti. È buona idea quella di stendere un programma della giornata all’ora di colazione insieme al malato; è opportuno poi riesaminare il piano con lui all’ora di pranzo.</li>
<li>Aiutare il malato a capire il tempo: quando ci si accorge che il lamato non capisce cosa significa “alle sei” o “tra cinque minuti” possiamo usare altri modi per far comprendere il tempo che passa come ad esempio una vecchia clessidra, un contasecondi da cucina, oppure “Quando tutti hanno bevuto il caffè”, etc.</li>
<li>Adattare l’ambiente ai bisogni del malato e mantenerlo constante: È buona norma mantenere stabile l&#8217;ambiente circostante, mettendo sempre le cose allo stesso posto e non facendo troppi drastici cambiamenti.
<ul>
<li>Applicare disegni o scritte sulle porte può aiutare il malato a muoversi in casa sua, anche quando non gli sembra più un posto familiare. Tutto questo non gli impedirà di sentirsi smarrito o fuori posto, ma contribuirà a ridurre l&#8217;ansia del non sapere che strada prendere.</li>
<li>Etichette o simboli applicati sulle dispense e sui cassetti aiuteranno il malato a trovare ciò che cerca senza dover chiedere e senza attirare l&#8217;attenzione sul suo problema.</li>
<li>Spostare il malato di demenza da un posto all&#8217;altro aumenterà il suo disorientamento. Perciò, se l&#8217;assistenza è suddivisa tra più familiari residenti in luoghi diversi, è meglio che siano loro a muoversi piuttosto che spostare il malato da una casa all&#8217;altra a rotazione..</li>
</ul>
</li>
</ul>

		</div> 
	</div> </div></div></div></div></div></div></div><div class="g-cols"><div class="full-width"><div class="g-hr size_small">
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<h2>Situazioni di vita quotidiana</h2>

		</div> 
	</div> <div class="w-tabs layout_accordion with_icon type_toggle"><div class="w-tabs-h"><div class="w-tabs-section with_icon"><div class="w-tabs-section-title"><span class="w-tabs-section-title-icon fa fa-info"></span><span class="w-tabs-section-title-text">Igiene Personale</span><span class="w-tabs-section-title-control"><i class="fa fa-angle-down"></i></span></div><div class="w-tabs-section-content"><div class="w-tabs-section-content-h">
	<div class="wpb_text_column ">
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<ul>
<li>Rispettare il bisogno di privacy e la dignità del malato</li>
<li>Garantire l’assistenza necessaria senza privare il malato dell’indipendenza</li>
<li>Adottare accorgimenti che diano sicurezza: Alcuni malati possono avere paura di fare il bagno e preferiscono non essere lasciati soli. La paura è di solito associata alla temperatura e alla profondità dell&#8217;acqua o al pericolo di cadere. Poiché gli anziani sono più sensibili alle temperature estreme, può darsi che il nostro malato trovi l&#8217;acqua troppo calda e la stanza troppo fredda; bisogna perciò tenerlo presente quando si prepara la vasca e la stanza. La preoccupazione di cadere può essere meno forte se teniamo il livello dell&#8217;acqua più basso e mettiamo un tappetino antiscivolo nella vasca. L&#8217;uso di un bagno-schiuma o di un tappetino colorato può rendere più facile giudicare la profondità dell&#8217;acqua, ma attenzione che il colore del tappetino non sia troppo scuro, altrimenti potrebbe dare l&#8217;idea di un buco. A volte è sufficiente aiutare il malato ad entrare e uscire dalla vasca, lasciando poi che faccia il bagno da solo</li>
<li>Rispettare le abitudini del malato: ad esempio può darsi infatti che nel corso degli anni egli abbia seguito un certo tipo di routine (ad es. fare la doccia durante la settimana e il bagno soltanto il sabato). È probabile che non ci sia motivo di imporre una diversa routine.</li>
<li>Fare il modo che il bagno diventi una cosa piacevole: Questo non può succedere se la stanza è fredda e poco confortevole, o se il malato si sente forzato, imbarazzato, trattato come un bambino, impaurito o sgridato. Anche se è importante assicurarsi che si lavi bene e regolarmente, fare il bagno non deve diventare un tormento.</li>
<li>Creare in bagno un ambiente sicuro: È bene fissare delle maniglie per tenersi in vari punti del bagno può essere utile avere nella vasca un sedile e un dispositivo per la doccia. Si può anche mettere una sedia nella doccia, se per il malato è difficile rimanere in piedi, oppure è insicuro e rischia di scivolare. Per evitare questo pericolo, bisogna assicurarsi che tutti i tappeti del bagno siano ben fissati. È buona norma togliere dal bagno tutti gli oggetti non necessari, che possono contribuire alla confusione o essere usati impropriamente. Gli articoli di cui il malato ha bisogno o che desidera usare si metteranno in bella mostra, oppure gli verranno consegnati al momento opportuno.</li>
</ul>

		</div> 
	</div> </div></div></div><div class="w-tabs-section with_icon"><div class="w-tabs-section-title"><span class="w-tabs-section-title-icon fa fa-info"></span><span class="w-tabs-section-title-text">Abbigliamento</span><span class="w-tabs-section-title-control"><i class="fa fa-angle-down"></i></span></div><div class="w-tabs-section-content"><div class="w-tabs-section-content-h">
	<div class="wpb_text_column ">
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<ul>
<li>Cercare di aiutarlo, incoraggiarlo e rassicurarlo dandogli il tempo sufficiente a vestirsi</li>
<li>Limitare la scelta degli indumenti</li>
<li>Sostituire con discrezione gli indumenti sporchi con quelli puliti</li>
<li>Semplificare le operazioni di trucco con le donne</li>
<li>Nella scelta degli indumenti sono utili:
<ul>
<li>Chiusure con velcro</li>
<li>Cerniere lampo lunghe</li>
<li>Scarpe tipo mocassino, senza lacci</li>
<li>Fibbie o lacci ornamentali</li>
<li>Gonne o pantaloni con elastico in vita</li>
<li>Ressi seno che si allacciano davanti</li>
<li>Abiti comodi con maniche larghe</li>
<li>Pullover con il collo largo</li>
</ul>
</li>
<li>Ganci o bottoni</li>
<li>Cerniere lampo corte</li>
<li>Scarpe con lacci</li>
<li>Scarpe chiuse con fibbia</li>
<li>Cinture</li>
<li>Reggiseni che si allacciano sulla schiena</li>
<li>Abiti stretti</li>
<li>Calze con elastico (problemi di circolazione)</li>
</ul>

		</div> 
	</div> </div></div></div><div class="w-tabs-section with_icon"><div class="w-tabs-section-title"><span class="w-tabs-section-title-icon fa fa-info"></span><span class="w-tabs-section-title-text">Alimentazione</span><span class="w-tabs-section-title-control"><i class="fa fa-angle-down"></i></span></div><div class="w-tabs-section-content"><div class="w-tabs-section-content-h">
	<div class="wpb_text_column ">
		<div class="wpb_wrapper">
			
<ul>
<li>Aiutare il malato a mantenere una certa indipendenza: la cosa migliore è incoraggiarlo a fare da solo tutto quello di cui è capace</li>
<li>Fare in modo che i pasti siano un’esperienza gradevole</li>
<li>Non preoccuparsi troppo delle buone maniere e della pulizia</li>
<li>In caso di difficoltà di deglutizione:
<ul>
<li>Controllare che il malato sia seduto correttamente, tenga il mento abbassato e prenda le bevande a piccoli sorsi</li>
<li>Evitare di usare stoviglie che lo forzino a piegare troppo indietro la testa (esistono tazze e bicchieri dotati di manici fatti apposta per evitare questo inconveniente)</li>
<li>Alternare cibo e bevande, incoraggiando il malato a deglutire ogni boccone due volte (ossia a mandar giù una seconda volta anche se la bocca è già vuota)</li>
<li>Evitare miscugli di cibi liquidi e solidi, i vegetali a struttura fibrosa o foglia lunga (cavolo, fagiolini, ecc) oppure i cibi troppo duri e di piccole dimensioni (noccioline, pop corn)</li>
</ul>
</li>
<li>Per prevenire i problemi legati all’alimentazione:
<ul>
<li>Organizzare i pasti in base alle particolari esigenze del malato</li>
<li>Assicurare una adeguata idratazione</li>
<li>In caso di perdita dell’appetito consultare un medico</li>
</ul>
</li>
</ul>

		</div> 
	</div> </div></div></div><div class="w-tabs-section with_icon"><div class="w-tabs-section-title"><span class="w-tabs-section-title-icon fa fa-info"></span><span class="w-tabs-section-title-text">Attività fisiche e ricreative</span><span class="w-tabs-section-title-control"><i class="fa fa-angle-down"></i></span></div><div class="w-tabs-section-content"><div class="w-tabs-section-content-h">
	<div class="wpb_text_column ">
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<h5>Come trovare attività piacevoli per il malato</h5>
<ul>
<li>Cercare di coinvolgere il malto nelle attività quotidiane, anche se il suo aiuto non è realmente necessario</li>
<li>Suggerire un’attività che riteniamo gli possa far piacere</li>
<li>Enfatizzare il divertimento, non il risultato</li>
<li> Se non può più continuare le sue attività abituali, trovargli nuovi interessi</li>
<li>Semplificare per quanto possibile le attività, oppure aiutarlo senza sostituirsi a lui</li>
<li>Fare in modo che il malato faccia un po’ di moto all’aria aperta</li>
</ul>
<h5>Come evitare che si senta scoraggiato, frustato o annoiato</h5>
<ul>
<li>Limitare la durata dell&#8217;attività (dai 15 ai 20 minuti)</li>
<li>Interrompere l&#8217;attività ai primi segni di stanchezza o frustrazione</li>
<li>Offrirgli a intervalli regolari un bicchiere d&#8217;acqua o un succo di frutta</li>
<li>Individuare un compito che il malato sia in grado di assolvere e fornirgli l’aiuto necessario</li>
</ul>

		</div> 
	</div> </div></div></div><div class="w-tabs-section with_icon"><div class="w-tabs-section-title"><span class="w-tabs-section-title-icon fa fa-info"></span><span class="w-tabs-section-title-text">Sicurezza</span><span class="w-tabs-section-title-control"><i class="fa fa-angle-down"></i></span></div><div class="w-tabs-section-content"><div class="w-tabs-section-content-h">
	<div class="wpb_text_column ">
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<h4>Come creare un ambiente protetto e dare un senso di sicurezza</h4>
<ul>
<li>Mettere sotto chiave qualunque cosa possa rappresentare un pericolo (elettrodomestici, detersivi per la casa, coltelli ecc.)</li>
<li>Fissare dei corrimano e disporre l’arredamento per facilitare gli spostamenti del malato</li>
<li>Dotare di chiusura a chiave porte e finestre</li>
<li>Assicurarsi che stanze e corridoi siano bene illuminati</li>
<li>Controllare gli apparecchi elettrici e eliminare i fili volanti in modo che il malato non debba inciamparvi.</li>
<li>Assicurarsi che il malato stia al caldo</li>
<li>Situazioni particolari: Se il malato cade e sembra essersi fatto male seriamente, non bisogna cercare di muoverlo o di fargli bere qualcosa. Può darsi che più tardi debbano somministrargli un anestetico. È invece utile fare in modo che non prenda freddo e chiamare un&#8217;autoambulanza. Se il malato si brucia o si scotta con un liquido, si deve bagnare con acqua fredda l&#8217;area interessata per almeno dieci minuti per ridurre il calore sulla pelle e diminuire il dolore. È poi necessario rimuovere qualunque oggetto che stringa, come anelli, orologi e gioielli. Non è il caso di applicare unguenti, ma piuttosto coprire la ferita con un tessuto che non lasci peli o lanugine, quindi contattare il medico o accompagnare il malato all&#8217;ospedale.</li>
</ul>

		</div> 
	</div> </div></div></div></div></div></div></div><div class="g-cols"><div class="full-width"><div class="g-hr size_small">
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<h2>Cambiamenti di umore e personalità</h2>

		</div> 
	</div> <div class="w-tabs layout_accordion with_icon type_toggle"><div class="w-tabs-h"><div class="w-tabs-section with_icon"><div class="w-tabs-section-title"><span class="w-tabs-section-title-icon fa fa-info"></span><span class="w-tabs-section-title-text">Comportamento aggressivo</span><span class="w-tabs-section-title-control"><i class="fa fa-angle-down"></i></span></div><div class="w-tabs-section-content"><div class="w-tabs-section-content-h">
	<div class="wpb_text_column ">
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<h4>Come affrontare un comportamento aggressivo</h4>
<ul>
<li>Mantenere un atteggiamento calmo e rassicurante Non dobbiamo dimenticare che gli agiti e le parole non sono volutamente diretti contro di noi. Può darsi che il malato sia spaventato o arrabbiato e abbia soltanto bisogno di essere rassicurato, con le parole, con la dolcezza e spiegandogli cosa sta succedendo.</li>
<li>Cercare di distrarre il malato</li>
<li>Evitare gli atteggiamenti di sfida e i tentativi di coercizione fisica</li>
<li>Badare alla propria incolumità (fare in modo di avere una via di fuga): Il malato di demenza può essere molto più forte di quanto ci si possa aspettare, specialmente quando si sente minacciato. Bisogna perciò essere sicuri di avere una via di fuga e usarla se necessario</li>
<li>Parlare dell&#8217;accaduto e dei propri sentimenti con una persona di fiducia</li>
<li>Informare il medico</li>
<li>Cercare di scoprirne la causa, per impedire che si ripeta</li>
</ul>

		</div> 
	</div> </div></div></div><div class="w-tabs-section with_icon"><div class="w-tabs-section-title"><span class="w-tabs-section-title-icon fa fa-info"></span><span class="w-tabs-section-title-text">Agitazione e Nervosismo</span><span class="w-tabs-section-title-control"><i class="fa fa-angle-down"></i></span></div><div class="w-tabs-section-content"><div class="w-tabs-section-content-h">
	<div class="wpb_text_column ">
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<h4>Come affrontare agitazione e nervosismo</h4>
<ul>
<li>Rimanere calmi e parlare con gentilezza</li>
<li>Dare spazio sufficiente, in modo che non si senta costretto</li>
<li>Dargli qualcosa con cui giocherellare (ad esempio un rosario o un fazzoletto)</li>
<li>Trovargli qualcosa di utile da fare (ad esempio sbucciare le patate o piegare gli strofinacci da cucina)</li>
<li>Un bicchiere d&#8217;acqua può a volte aiutare a calmarsi</li>
<li>Non prendersela con se stessi</li>
</ul>

		</div> 
	</div> </div></div></div><div class="w-tabs-section with_icon"><div class="w-tabs-section-title"><span class="w-tabs-section-title-icon fa fa-info"></span><span class="w-tabs-section-title-text">Depressione</span><span class="w-tabs-section-title-control"><i class="fa fa-angle-down"></i></span></div><div class="w-tabs-section-content"><div class="w-tabs-section-content-h">
	<div class="wpb_text_column ">
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<ul>
<li>Utilizzare rinforzi positivi per aumentare l’autostima</li>
<li>Evitare situazioni stressanti</li>
<li>Assicurare un ambiente tranquillo</li>
<li>Stimolare attività fisica, hobby ed occupazioni</li>
</ul>

		</div> 
	</div> </div></div></div><div class="w-tabs-section with_icon"><div class="w-tabs-section-title"><span class="w-tabs-section-title-icon fa fa-info"></span><span class="w-tabs-section-title-text">Insonnia</span><span class="w-tabs-section-title-control"><i class="fa fa-angle-down"></i></span></div><div class="w-tabs-section-content"><div class="w-tabs-section-content-h">
	<div class="wpb_text_column ">
		<div class="wpb_wrapper">
			
<ul>
<li>Assicurare un ambiente tranquillo</li>
<li>Evitare i riposi diurni</li>
<li>Stimolare attività fisica, hobby ed occupazioni</li>
<li>Evitare l’assunzione serale di composti stimolanti (caffè, the, tabacco)</li>
</ul>

		</div> 
	</div> </div></div></div></div></div></div></div>
</div></div>]]></content:encoded>
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		</item>
		<item>
		<title>Alzheimer &#8211; Le possibili terapie</title>
		<link>https://www.cittadellamemoria.it/alzheimer-le-possibili-terapie/</link>
		<comments>https://www.cittadellamemoria.it/alzheimer-le-possibili-terapie/#comments</comments>
		<pubDate>Thu, 20 Feb 2014 10:43:53 +0000</pubDate>
		<dc:creator><![CDATA[@rosalapolla]]></dc:creator>
				<category><![CDATA[Alzheimer]]></category>
		<category><![CDATA[alzheimer]]></category>
		<category><![CDATA[alzheimer terapie]]></category>
		<category><![CDATA[terapia farmacologica]]></category>
		<category><![CDATA[trattamento farmacologico]]></category>

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		<description><![CDATA[]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<div class="l-submain"><div class="l-submain-h g-html i-cf"><div class="g-cols"><div class="full-width">
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			<img width="800" height="420" src="http://www.cittadellamemoria.it/wp-content/uploads/2014/02/alzheimer-terapie-big.jpg" class="attachment-full" alt="alzheimer-terapie-big" />
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			<p>Ad oggi la malattia di Alzheimer è purtroppo inguaribile ma resta comunque curabile; è possibile, infatti, prendersi cura del paziente affetto da demenza accompagnandolo nel suo percorso in modo da salvaguardarne il più possibile la qualità della vita.</p>
<p>Ciò può essere fatto attraverso trattamenti sia farmacologici che non farmacologici.</p>
<h4>Terapia Farmacologica</h4>
<p>Nonostante i progressi in campo farmacologico, al momento non esistono farmaci in grado di bloccare il progredire della malattia di Alzheimer. Attualmente sono disponibili farmaci detti “sintomatici”, cioè aiutano a controllare i sintomi della malattia e a mantenere il più a lungo possibile l’autonomia del paziente. Lo scopo di questi farmaci, insieme ai supporti non farmacologici, è quello di ridare una vita dignitosa al malato e serenità all’ambiente familiare. Nella malattia di Alzheimer i farmaci adoperati sono sostanze di una classe particolare, denominate “inibitori della acetilcolinesterasi”.Si tratta di farmaci in grado di bloccare la degradazione di un neurotrasmettirore (l’acetilcolina) la cui carenza sembra essere particolarmente importante nel determinare i disturbi tipici della malattia di Alzheimer. Di questi farmaci ad oggi in Italia sono disponibili il donepezil, la rivastigmina e la galantamina efficaci nelle forme di gravità lieve-moderata. Nei pazienti che rispondono alla terapia si possono osservare dei miglioramenti temporanei ed un rallentamento nella evoluzione della demenza con un “risparmio” di circa 8-12 mesi sulla progressione naturale della malattia. Si utilizzano con due scopi principali: cercare di curare i disturbi delle funzioni cognitive (quali ad esempio la memoria, il ragionamento, il linguaggio) oppure controllare le modificazioni del comportamento (in particolare l’agitazione e l’irritabilità, l’irrequietezza, l’aggressività, l’insonnia, la depressione). Essi possono essere prescritti esclusivamente con piano terapeutico del centri UVA.</p>

		</div> 
	</div> </div></div><div class="g-cols"><div class="full-width"><div class="g-hr size_small">
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<h4>Trattamento non farmacologico</h4>
<p>Per trattamento non farmacologico si intendono quegli accorgimenti relativi alla relazione con la persona malata e all’organizzazione dell’ambiente che lo circonda; ciò permette di accogliere al meglio i nuovi bisogni e necessità del malato. I disturbi comportamentali (agitazione, irrequietezza, nervosismo crescente soprattutto nelle ore serali, angoscia, pianto, tendenza a scappare da casa e resistenza ai cambiamenti) sono di difficile gestione, creano molte difficoltà al malato e al suo benessere generale e, di conseguenza, anche alla persona che assiste e se ne prende cura. Alcuni atteggiamenti risentono dell’ansia, della stanchezza o delle difficoltà manifestate da chi cura, creando un circuito in cui più il malato “è difficile”, più chi assiste “perde la pazienza”.</p>
<p>La relazione con un malato d’Alzheimer, l’accompagnarlo nelle varie fasi della malattia richiede soprattutto “pazienza” e saper riconoscere i suoi bisogni. Le capacità più compromesse dalla malattia come il linguaggio, la memoria, le autonomie personali e di vita quotidiana richiedono un atteggiamento particolare di chi cura il malato. Bisogna collocare le varie espressioni della malattia all’interno di un quadro più complesso: la persona colpita dalla demenza perde le capacità ma non perde la sua identità, rimane la persona che era prima di ammalarsi, con la sua storia di vita. Il presente comporta nuovi elementi: sintomi, difficoltà prima non affrontate, il tutto in un progetto di vita da ri-creare in famiglia che costantemente deve tenere insieme la nuova situazione del parente malato. Alcune tecniche di tipo relazionale) aiutano a trovare nuovi canali comunicativi rispettosi della persona e della malattia, offrendo alla persona che cura nuovi modi di parlare, ascoltare e accogliere i nuovi atteggiamenti e comportamenti del parente malato. Estremamente importante sono la creazione ed il mantenimento di ambienti (la casa, la stanza, l’arredamento) che possano favorire l’orientamento spaziale della persona malata e che aiutino a proteggere il malato da rischi. È indispensabile la messa in sicurezza di ambienti che possano essere pericolosi per il malato (es. cucina…).
		</div> 
	</div> </div></div>
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		<title>Il peso della cura</title>
		<link>https://www.cittadellamemoria.it/il-peso-della-cura/</link>
		<comments>https://www.cittadellamemoria.it/il-peso-della-cura/#comments</comments>
		<pubDate>Thu, 20 Feb 2014 09:51:43 +0000</pubDate>
		<dc:creator><![CDATA[@rosalapolla]]></dc:creator>
				<category><![CDATA[Alzheimer]]></category>
		<category><![CDATA[alzheimer]]></category>
		<category><![CDATA[cura alzheimer]]></category>

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				<content:encoded><![CDATA[<div class="l-submain"><div class="l-submain-h g-html i-cf"><div class="g-cols"><div class="full-width">
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			<img width="800" height="420" src="http://www.cittadellamemoria.it/wp-content/uploads/2014/02/alzheimer-cura.jpg" class="attachment-full" alt="alzheimer-cura" />
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			<p>La demenza è una malattia che non colpisce soltanto il malato, ma si ripercuote emotivamente in maniera pesante anche su coloro che l’assistono: il coniuge, i figli, i familiari. L&#8217;assistenza può essere talvolta un compito estremamente difficile e gravoso.</p>
<p>È necessario pianificare l’impegno che i familiari devono investire nell’assistenza del malato, che può anche durare per molti anni. È importante fare i conti con le proprie forze e con le proprie energie.</p>
<p>Non pensare di essere da soli nell’affrontare le cure richieste ma accettare di aver bisogno di aiuto. Non è sempre semplice, come non lo è accettare la malattia del proprio caro, ma chiedere un aiuto non significa non essere in grado di assistere la persona, ma riconoscere e rispettare i propri limiti e progettare un tipo d’assistenza che veda coinvolti più soggetti.</p>
<p>Alcune delle emozioni che si possono sperimentare in questi casi sono:</p>
<ul>
<li>L’<strong>ANGOSCIA:</strong> emozioni legate alla perdita; è naturale confrontare come era la persona cara prima e dopo l&#8217;insorgenza della malattia e avere la sensazione di aver perso un compagno, un amico o un familiare a causa della patologia.</li>
<li>Il <strong>SENSO DI COLPA</strong> è comune e naturale: si può provare imbarazzo per il comportamento del malato di Alzheimer, a volte addirittura rabbia nei suoi confronti.</li>
<li>La <strong>RABBIA</strong>: chi assiste prova rabbia nei confronti del paziente, di sè stesso, del medico, dei servizi o della situazione in generale. Importante cercare di distinguere tra la rabbia nei confronti della persona e irritazione verso il suo comportamento determinato dalla malattia.</li>
<li>L’<strong>IMBARAZZO</strong>: il familiare si può sentire a disagio quando la persona ammalata si comporta in pubblico in maniera inadeguata; questa sensazione può tuttavia scomparire parlandone con altri, amici o familiari, che condividono esperienze analoghe. Occorre spiegare a parenti, amici, vicini e conoscenti che gli atteggiamenti del malato dipendono dalla malattia, così da accrescere la loro tolleranza nei suoi confronti.</li>
<li>La <strong>SOLITUDINE</strong>: molte persone che assistono tendono ad isolarsi insieme al malato e a rimanere in casa; il rischio è quindi di perdere i propri contatti sociali e le relazioni interpersonali, per accudire il malato. Occorre cercare di mantenere una vita sociale e delle amicizie, cercando di condividere il carico dell&#8217;assistenza con parenti ed amici.</li>
<li>Lo <strong>STRESS</strong>: il familiare deve assumere gran parte delle responsabilità che erano prima del malato, come la gestione della casa, cucinare, pagare le bollette, determinando un aumento del livello di stress della persona che assiste. È importante accettare il supporto che può venire da altri membri del nucleo familiare, affinché il carico non pesi solo su di una persona.</li>
</ul>
<p>E&#8217; necessario fare partecipi delle proprie esperienze e dei propri stati d&#8217;animo le persone a voi vicine. Se cercate di nascondere tutti i problemi può essere veramente difficile, quasi impossibile, assistere un&#8217;altra persona.</p>
<p>Il confronto con altri che vivono gli stessi problemi aiuta a riconoscere come normali e naturali le proprie reazioni.</p>
<p>Talvolta è difficile accettare aiuto, soprattutto se non si è abituati. Tuttavia, anche se familiari, amici o vicini hanno la volontà di aiutare, possono non sapere che cosa è utile o ben accetto. Dategli delle indicazioni, una parola, un suggerimento, consentendogli di essere e sentirsi efficaci.</p>
<p>In questo modo condividerete il carico fisico ed emotivo dell&#8217;assistenza anche con altri, che potranno comprendere maggiormente l&#8217;impegno che comporta la cura di una persona affetta da morbo di Alzheimer.
		</div> 
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		<title>A chi rivolgersi</title>
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		<pubDate>Thu, 20 Feb 2014 08:00:59 +0000</pubDate>
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				<category><![CDATA[Alzheimer]]></category>
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				<content:encoded><![CDATA[<div class="l-submain"><div class="l-submain-h g-html i-cf"><div class="g-cols"><div class="full-width">
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			<img width="800" height="420" src="http://www.cittadellamemoria.it/wp-content/uploads/2014/02/help-alzheimer-big.jpg" class="attachment-full" alt="help-alzheimer-big" />
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			<p>Per orientarsi all’interno dell’offerta dei servizi sanitari e socio-assistenziali del territorio è necessario individuare le competenze specifiche dei vari Enti.</p>
<p>Quando avvertite dei campanelli di allarme nel vostro caro è utile rivolgersi a:</p>
<ol>
<li>il medico di medicina generale</li>
<li>il medico specialista (neurologo-geriatra)</li>
<li>il Centro UVA (UNITA’ DI VALUTAZIONE ALZHEIMER): Le UVA sono strutture ambulatoriali, ospedaliere o territoriali, specializzate nella diagnosi e nella cura della Malattia di Alzheimer. Alle UVA spetta anzitutto il compito di effettuare la diagnosi (o di confermare una diagnosi precedente) e di prescrivere una terapia farmacologica appropriata.</li>
</ol>
<h4>I servizi per le famiglie</h4>
<p><strong>ASSOCIAZIONI DI FAMILIARI CON PERSONE AFFETTE DA DEMENZA:</strong> gruppo di familiari desiderosi di condividere la propria esperienza ed aiutare coloro che si vengono a trovare in difficoltà perché colpito direttamente o indirettamente dalla malattia.</p>
<p><strong>CENTRI DIURNI INTEGRATI:</strong> i Centri Diurni Integrati sono servizi rivolti a persone affette da demenza che operano, però, in regime diurno. Rappresentano un supporto alle famiglie. In questi Centri sono offerti una serie di interventi sia di natura socio-assistenziale (assistenza diretta nelle attività quotidiane, di sostegno psicologico, di animazione e di socializzazione), che interventi sanitari (infermieristici, medico-geriatrici, riabilitativi). Per usufruire del servizio, le famiglie o le persone interessate possono rivolgersi ai Servizi Sociali del Comune di residenza, al Distretto ASL di appartenenza, o direttamente alle strutture dove potranno avere tutte le informazioni necessarie per conoscere le prestazioni offerte e la loro organizzazione.
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